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Le parole del rosa

Allora, ci sei o hai fatto troppa indigestione di cioccolato per San Valentino?
Spero di no, perché questa newsletter, tanto per restare in tema, è dedicata all’amore e alle parole che le autrici e gli autori di romanzi rosa spesso usano per descriverlo.
Due anni fa, ho partecipato a un seminario sulla traduzione del rosa, e una cosa in particolare mi aveva colpito di quell’esperienza: ci è stato detto, infatti, che la traduzione del rosa, spesso considerato letteratura di serie B o comunque letteratura leggera (sempre che venga considerato letteratura), in realtà è una vera e propria palestra per la traduzione in generale, in quanto ci si trova di fronte a centinaia di situazioni diverse, di ambientazioni diverse, di epoche storiche diverse e questo implica una grande capacità di adattamento. E dopo due romanzi pubblicati e uno di prossima pubblicazione, ti posso dire che è vero. La traduzione del romanzo rosa è una palestra per le traduzioni che farai successivamente, soprattutto per la tua capacità di restituire il senso di quello che l’autore voleva dire anche quando ti trovi di fronte a espressioni che, sinceramente, di romantico hanno ben poco.

Sguardi intensi e occhi di fuoco

Una delle cose che spesso mi ha messo in difficoltà nella traduzione del rosa, soprattutto nell’ultimo romanzo che ho tradotto, è il modo in cui le autrici cercano di descrivere il modo in cui guardiamo le persone da cui siamo particolarmente attratti, o di cui siamo proprio innamorati. La cosa che mi ha colpito di più è che spesso c’è una ricerca di equilibrio tra una descrizione originale del gesto, e della sensazione che ne deriva, e il tentativo di far immedesimare il lettore in modo che capisca immediatamente di che tipo di sguardo stiamo parlando.

Il problema è che a volte le espressioni utilizzate nella lingua inglese, e che in inglese funzionano, non sono direttamente trasferibili in italiano. Ti faccio un esempio tratto proprio dall’ultimo romanzo che ho tradotto.
His eyes throbbed into hers.
Ora, è sicuramente un modo particolare di descrivere uno sguardo intenso. Solo che se in italiano traducessi con gli occhi di lui palpitavano/pulsavano in quelli di lei più che un effetto romantico otterrei un effetto piuttosto splatter. E sguardo palpitante personalmente non mi piace. A questo punto come traduttore ti trovi davanti alla necessità di fare una scelta: restituire un’espressione altrettanto originale, ma che sappia comunque rendere il senso di questo sguardo, oppure “appiattire” lo stile dell’autore e scegliere un’espressione più banale ma forse più azzeccata.

Io ho scelto l’espressione più banale: in un caso ho tradotto con la guardò intensamente e in un altro ho azzardato con le sembrò che il suo sguardo le scavasse l’anima. Alla fine, sono tutti modi che abbiamo a disposizione per descrivere quel particolare sguardo che ci fa sentire come se la persona che abbiamo di fronte ci conoscesse da sempre. Non so se queste mie scelte rimarranno nella versione definitiva, ma credo anche che un’espressione originale non sia necessariamente un’espressione riuscita. Se lo scopo del romanzo rosa è far sì che chi lo legge abbia gli occhi a cuoricino e non faccia che sospirare a ogni pagina, bisogna evitare espressioni che invece facciano pensare “eh?”, “che vuol dire?”, o addirittura “bleah!”.

Si tratta ovviamente della famigerata infedeltà del traduttore (che ovviamente in questo caso non ha nulla a che fare con i tradimenti e l’amore… o forse sì).

Farfalle, capriole e farfalle che fanno capriole

Un’altra difficoltà tipica del romanzo rosa, e credo che sia un discorso valido anche per chi li scrive e non solo per chi li traduce, è la descrizione delle sensazioni più o meno fisiche che si provano stando vicini alla persona da cui siamo attratti o di cui siamo innamorati. Sono le famigerate “farfalle nello stomaco”, e come dicevamo per lo sguardo intenso, anche qui a volte abbiamo un proliferare di espressioni originali che cercano di parlare delle farfalle nello stomaco senza nominare le farfalle.

Mi è capitato di ritrovarmi con degli stomaci che fanno capriole. Il problema è che uno stomaco che fa le capriole per me non ha nulla di romantico, dato che se penso a uno stomaco e alle capriole io penso alla nausea, non a qualcosa di bello. È sicuramente un mio limite, non dico il contrario.

Se ci pensi, anche farfalle nello stomaco è un’espressione che vuol dire tutto e non vuol dire niente; ma ormai è diventato un luogo comune che serve a descrivere quella strana sensazione di vuoto nella pancia che proviamo quando siamo molto emozionati… proprio come quando siamo vicini alla persona che amiamo.

Possiamo parlare di capriole dello stomaco? In alcuni casi sicuramente sì. In alcuni casi, ho scelto di parlare di torcersi dello stomaco, o di ritorcersi dello stomaco, sempre per il discorso dell’immediatezza per il lettore. Basandomi proprio su quel consiglio sentito due anni fa al seminario: la lettura di un romanzo rosa, del tipico Harmony, è fatta essenzialmente per evadere, perché si è mentalmente stanchi, perché non si ha voglia di affrontare una lettura più impegnativa o perché si passa un momento difficile nella propria vita e si vuole magari far finta di essere una ragazza un po’ dimessa ma che fa innamorare alla follia il megadirettore galattico e ricchissimo. Non c’è niente di male in tutto questo: io non sono affatto una che discrimina le persone in base a cosa leggono. Per me basta che leggano e credo che ci sia un momento per ogni cosa.

(Ok, lo confesso: lo dico solo perché io passo con molta facilità da Anna Karenina all’ammazzarmi di risate con la lettura di Sophie Kinsella. È un segreto che potete dire a tutti.)

Ora, una lettura di questo genere non deve essere inceppata da frasi contorte, dialoghi poco chiari in cui non si capisce chi sta parlando, frasi troppo complicate che tocca rileggere due o tre volte per venirne a capo o metafore troppo azzardate che fanno dire “eh?” invece che “aaaw!”. Seguendo questo faro nella nebbia ho deciso di tradurre questi romanzi immedesimandomi in chi legge: “se qui dico che lo stomaco della ragazza fa le capriole, che cosa può capire chi lo legge?”. Diciamo che ci sono state delle volte in cui quelle capriole non davano l’idea di essere molto piacevoli, e la ragazza più che emozionata mi sembrava schifata. E non era proprio l’effetto che si voleva ottenere.

È grazie a questa domanda che a volte ho lasciato le capriole, a volte ho parlato di torsioni poco simpatiche, altre volte ho parlato di farfalle (non ho avuto la possibilità di parlare di farfalle che fanno le capriole). Ho appiattito lo stile dell’autrice? Forse sì. Forse avrei potuto trovare espressioni originali che avrebbero raccontato la stessa cosa, ma non credo di aver fatto troppi danni. Credo che in quei contesti la scelta che ho fatto fosse la migliore, e non perché l’ho fatta io, ma perché l’ho fatta dal punto di vista del lettore. Trovo che lo stile sarebbe stato appiattito molto di più se avessi usato la stessa espressione sia per descrivere le sensazioni belle sia per descrivere le sensazioni brutte. È lo stesso motivo per cui se lo stesso aggettivo ricorre cinque volte, posso valutare se usare sempre lo stesso traducente in italiano o se è meglio inserire un suo sinonimo che sia più aderente al suo significato originale. O a quello che l’autore voleva dire, che è la cosa che conta di più in una traduzione.

Giochiamo?

E ora facciamo un giochino: quali sono le espressioni più ricorrenti in un romanzo rosa che ti danno più fastidio? E perché? Mandamele in una risposta a questa e-mail. Mi piacerebbe farci un post, oltre che due risate!

E anche se in ritardo buon San Valentino: non importa se sei single, per festeggiarlo secondo me basta che tu sia innamorata della vita.

Stay tuned & amami

Il mese prossimo parliamo di un altro aspetto difficile sia della scrittura che della traduzione: i dialoghi. Se hai esperienza che ti va di condividere, inviami una mail!

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