Copy

 

Speciale Basilicata: presentata la V.I.S.
Valutazione di impatto sanitario delle estrazioni petrolifere sugli abitanti della Val D'Agri
Scarica il documento

Il 22 settembre a Viggiano (PZ) è stata presentata la Valutazione di impatto Sanitario per le attività di estrazione operate da ENI sul territorio. 

Osservatorio Popolare Val D'Agri: ora la politica faccia la sua parte. Leggi il comunicato
Marica di Pierri su Il Manifesto: Rischio salute in Basilicata. Sotto accusa le estrazioni ENI. Leggi l'articolo.
Fabrizio Bianchi è il coordinatore della V.I.S., lo studio degli impatti sanitari delle attività estrattive di ENI in Basilicata. Il 22 settembre, a oltre 20 anni dall’avvio delle attività estrattive in Val D’Agri, nella provincia di Potenza, arriva finalmente il primo studio di impatto sanitario realizzato sugli abitanti della Valle, con particolare riferimento ai due comuni maggiormente interessati dal polo estrattivo, Viggiano e Grumento. Guarda l'intervista
L'intervento di presentazione della Valutazione di Impatto Sanitario del Professor Fabrizio Bianchi, coordinatore della V.I.S. Guarda l'intevento
BREVE RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI
Vale la pena ricordare che l'ultimo biennio è stato particolarmente turbolento per le attività del cane a sei zampe in Basilicata. Di seguito ne ricapitoliamo i tratti salienti.
 

2016: L'inchiesta per disastro ambientale

Nella primavera del 2016 l'inchiesta della Procura di Potenza e svolta dai carabinieri del Noe in collaborazione con la Direzione Nazionale Antimafia, ha messo sotto la lente d'ingrandimento l'operato dell'Eni, rispetto a due diverse condotte penalmente rilevanti: da un lato la presunta omissione/manomissione dei dati forniti agli enti di controllo riguardanti le emissioni atmosferiche del COVA (Centro Olio Val D'Agri), compresi i frequenti episodi di sforamento che sarebbero stati deliberatamente omessi per evitare ulteriori controlli; dall'altro, si contesta la manipolazione dei codici CER su cui si fonda l'ipotesi di reato di traffico e smaltimento illecito dei rifiuti (ovvero dei reflui petroliferi dell'attività estrattiva), reato che avrebbe coinvolto anche le imprese preposte al trattamento dei rifiuti. In sostanza, si sarebbero classificati rifiuti pericolosi come non pericolosi, permettendone lo smaltimento senza il rispetto delle prescrizioni di legge, con pesanti ricadute ambientali e con un risparmio per l'impresa stimato tra i 44 e i 110 milioni di euro. In tal modo sarebbero state sversate illecitamente circa 850.000 tonnellate di sostanze altamente inquinanti. Secondo l'ordinanza, i rifiuti speciali pericolosi prodotti nel COVA venivano "qualificati dal management Eni in maniera del tutto arbitraria e illecita".

L'ordinanza della procura ha sospeso le attività del Cova da aprile ad agosto 2016.

Approfondisci: Cosa ci insegna l'affaire Eni in Basilicata
 


2017: Incidente “rilevante”: sversamento di 400 tonnellate di greggio
 

Nel gennaio 2017, viene scoperta una perdita in uno dei serbatoi del COVA. L'ENI prima nega, poi è costretta ad ammettere l'esistenza della perdita, dichiarando uno sversamento di 400 tonnellate di greggio riversatesi in falda. Viene rivelato - tra l'altro - che solo uno dei serbatoi del COVA è provvisto di doppio fondo di sicurezza. La Regione Basilicata interviene con una serie di prescrizioni cui l'ENI deve tempestivamente adempiere per mettere in sicurezza la falla e recuperare il greggio sversato.  Di fronte al mancato rispetto delle prescrizioni, nell'aprile 2017 la Regione dispone con delibera la chiusura temporanea del COVA. A tre mesi dalla sospensione delle attività, il 18 luglio la Regione delibera la riapertura del COVA. Alla decisione seguono le denunce e le proteste dei comitati e dei cittadini, che formulano una serie di quesiti chiedendo alle istituzioni preposte di rispondere.

 



Leggi anche la scheda di conflitto del CDCA sulle attività dell'Eni in Val D'Agri 

 
INFO E CONTATTI STAMPA
in loco:


Marica Di Pierri
maricadipierri@asud.net
+39.3486861204

www.asud.net